"Pace non trovo": un percorso tra letteratura, neuroscienze e mediazione
«Pace non trovo: dal dissidio all'accordo»
L'analisi del sé attraverso l'arte di mediare
Un percorso originale tra letteratura italiana, neuroscienze e tecniche di mediazione ha animato le aule del Liceo Scientifico Galileo Galilei di Macerata, grazie alla collaborazione tra le Prof.sse Francesca Serafini e Sara Spernanzoni e l'Avv. Marisa Abbatantuoni, Mediatore Commerciale e Familiare dell'Organismo di Mediazione di Macerata. Petrarca e il cervello umano, separati da sette secoli, si sono scoperti straordinariamente vicini.
Il conflitto nasce dentro di noi: la lezione di Petrarca
Il punto di partenza del percorso è stato il Sonetto CXXXIV del Canzoniere di Francesco Petrarca, il celebre «Pace non trovo, et non ò da far guerra». Il poeta trecentesco, innamorato di Laura e tormentato da una passione impossibile, diventa così uno specchio in cui ogni adolescente può riconoscersi: il dissidio tra ragione e sentimento, tra aspirazione ideale e realtà quotidiana, tra ciò che si vorrebbe essere e ciò che si è davvero. Petrarca ha messo in versi ciò che la psicologia moderna chiamerebbe "conflitto interiore": una guerra silenziosa che non si combatte fuori, ma dentro.
Oggi le neuroscienze ci spiegano il perché. Il cervello umano non è un'unità monolitica: è il teatro di un continuo dialogo e spesso di un conflitto tra il sistema limbico, sede delle emozioni e degli impulsi profondi, e la corteccia prefrontale, centro del ragionamento e del controllo. Petrarca, senza saperlo, stava descrivendo esattamente questo: la tensione irrisolta tra due sistemi neurali che parlano lingue diverse. Studio della metrica, analisi degli ossimori, approfondimento del contesto trecentesco e del concetto di amor cortese: queste le tappe letterarie che hanno permesso ai ragazzi di scoprire come l'inquietudine del poeta abbia, in realtà, radici biologiche ben precise.
Il cervello in conflitto: cosa ci insegnano le neuroscienze
Ogni volta che proviamo un'emozione intensa si attiva l'amigdala, piccola struttura a forma di mandorla nel profondo del cervello, responsabile delle reazioni emotive immediate: il «fuoco» di Petrarca. Quando le emozioni travolgono la ragione, i neuroscienziati parlano di sequestro emotivo l'amigdala prende il comando e la corteccia prefrontale perde il controllo. Il risultato è quella dissonanza cognitiva che Petrarca descriveva come una guerra interiore senza vincitori: il cervello la vive come una minaccia reale, attivando gli stessi circuiti dello stress fisico.
Ma c'è una buona notizia: grazie alla neuroplasticità, la straordinaria capacità del cervello di modificare le proprie connessioni sinaptiche in risposta all'esperienza imparare a riconoscere e gestire i propri conflitti interiori non è solo un esercizio filosofico: è un allenamento neurale reale, che cambia letteralmente la struttura del cervello.
La parola all'esperta: «Portiamo fuori quello che abbiamo dentro»
A dare voce a questa visione in aula è stata l'Avv. Marisa Abbatantuoni, Mediatore Commerciale e Familiare dell'Organismo di Mediazione di Macerata, Counselor e Coach, una delle professioniste più autorevoli del territorio marchigiano nel campo della gestione dei conflitti.
«Spesso pensiamo che il conflitto scoppi fuori, tra noi e gli altri. Ma la verità — che Petrarca intuiva già nel Trecento e che le neuroscienze oggi confermano — è che noi portiamo fuori quello che abbiamo dentro. Ogni lite, ogni incomprensione, ogni rottura relazionale è quasi sempre il riflesso di un conflitto interiore irrisolto. La mediazione non risolve il problema: aiuta la persona a guardarlo in faccia.» — Avv. Marisa Abbatantuoni, Mediatore Commerciale e Familiare
Con questa chiave di lettura, l'Avv. Abbatantuoni ha guidato i ragazzi attraverso i tre pilastri della mediazione interiore. Il Riconoscimento, smettere di farsi la guerra da soli e iniziare ad ascoltare le proprie contraddizioni, corrisponde neurologicamente all'uscita dal sequestro emotivo: la corteccia prefrontale riprende la parola. L'Accettazione attiva i circuiti della mentalizzazione: la capacità di riconoscere i propri stati mentali senza giudicarli. L'Accordo Interiore, infine, non è la vittoria di una parte sull'altra, ma quella che il neuroscienziato Daniel Siegel chiama "finestra di tolleranza": la capacità di tenere il conflitto senza esserne sopraffatti. Non è una sconfitta è saper dire: «So chi sono, con tutte le mie fratture».
Un'esperienza formativa che lascia il segno — nel cuore e nel cervello
Il progetto, ideato e condotto dalla Prof.ssa Francesca Serafini unitamente alla Prof.ssa Sara Spernanzoni in collaborazione con l'Avv. Abbatantuoni, rappresenta un esempio virtuoso di didattica interdisciplinare: la letteratura come chiave per leggere se stessi, le neuroscienze come mappa per comprendere il perché delle proprie reazioni, la mediazione come bussola per abitare meglio le proprie contraddizioni.
Un percorso che ha dimostrato come un sonetto del Trecento possa ancora, a distanza di sette secoli, dire qualcosa di vero e necessario a una classe di ragazze e ragazzi del ventunesimo secolo. Perché il cervello umano, nella sua architettura essenziale, non è poi così cambiato da quello di Francesco Petrarca. E quella «Pace non trovo» risuona ancora, fedele, nei circuiti di ognuno di noi.



